L'Associazione Alessandro Scarlatti, fondata a Napoli nel 1918, è una delle più antiche istituzioni concertistiche italiane. La Stagione 2026–2027 si distende su dodici mesi — dal 21 ottobre 2026 al 17 ottobre 2027 — e su quattro sale: Conservatorio San Pietro a Majella, Chiesa Anglicana, Teatro di San Carlo, Teatro Acacia.
Accanto al cartellone principale corrono due percorsi con un nome proprio: il Festival Pianistico al San Carlo, quattro recital da Louis Lortie ad Alexander Lonquich, e Musica Urbana, sette concerti del sabato pomeriggio all'Auditorium di Bagnoli, con laboratori e prove aperte.
Tre rassegne, un solo nome. Serviva un sistema che le tenesse insieme senza appiattirle.
Una stagione storica ha un pubblico che la conosce a memoria: l'abbonato che riconosce un programma dal nome dell'interprete. Musica Urbana si rivolge all'estremo opposto — chi la musica classica non l'ha mai ascoltata dal vivo, in un quartiere, Bagnoli, che dal cartellone cittadino è rimasto fuori per decenni.
Lo stesso sistema doveva reggere due situazioni lontane: il foyer di un conservatorio del Settecento e un muro di strada. Senza due identità diverse, e senza una sola identità annacquata.
Il testo corre in Helvetica Neue e Helvetica Neue Condensed, con DIN 1451 per date e numeri di sala. Il marchio storico conserva la sua Didone.
La figura: un musicista costruito per collage — volto fotografico, capigliatura di retini, strumento disegnato, geometrie che si sovrappongono. Non un ritratto e non un'illustrazione: una figura che si ricompone a ogni rassegna, la violoncellista per la stagione, la violoncellista con cuffie e occhiali da sole per Musica Urbana, il pianista in silhouette per il Festival.
Il colore: l'arancio come segnale. Un colore che in una vetrina di conservatorio non si confonde con nulla e su un muro di Bagnoli si vede da cinquanta metri.
La griglia: l'intero cartellone — trenta appuntamenti, interpreti, programmi — incolonnato in blocchi di testo che restano leggibili dal manifesto al pieghevole. Il dato non viene nascosto: viene ordinato.
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Arancio, nero e avorio reggono la stagione; blu polvere e sabbia identificano Musica Urbana; il bianco è il fondo del Festival Pianistico. Valori campionati dai file di stampa; CMYK e Pantone calcolati per approssimazione dai valori RGB.
Il manifesto di stagione è il documento perno: figura a tutta altezza, cartellone completo su due colonne, blocco delle sale in bianco, QR per il programma. Da lì discendono le due varianti di rassegna, che cambiano colore e figura ma non cambiano grammatica.
Il pieghevole traduce lo stesso contenuto in formato tascabile: la S del marchio diventa un elemento architettonico che attraversa la piega, le date scorrono in colonne strette, l'indirizzo del sito corre verticale lungo il margine.
Il sistema arriva fino al dettaglio operativo: loghi dei sostenitori in blocco ordinato a piè di pagina, QR code per il programma, moduli per i laboratori e le prove aperte. Ogni pezzo entra nella stessa grammatica, non in un template uguale per tutti.
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La stagione si apre il 21 ottobre 2026 al Conservatorio San Pietro a Majella con l'Orchestra dell'Accademia della Scala e si chiude il 17 ottobre 2027 al Teatro di San Carlo con Alexander Lonquich. In mezzo, trenta appuntamenti fra Majella, Chiesa Anglicana, San Carlo e Teatro Acacia.
Musica Urbana parte prima, il 26 settembre, e tiene sette sabati pomeriggio all'Auditorium di Bagnoli, accompagnati da laboratori per le scuole e prove aperte al pubblico.
Un'identità di stagione, quando funziona, non si mette davanti alla musica: le apre la porta.